Recensione – Fantastic Mr. Fox – Wes Anderson

La realizzazione d’un film d’animazione è un’impresa ardua quanto immensamente gratificante al suo completamento: richiede dedizione ed impegno costanti, e vederlo germogliare e sbocciare è una gioia per tutti coloro che han collaborato alla creazione dell’opera stessa.

Probabilmente questo avrà pensato Wes Anderson (regista, sceneggiatore e prodotture statunitense, celebre per la sua “simmetria”, divenuta elemento ricorrente nelle sue pellicole) durante la realizzazione di Fantastic Mr. Fox, lungometraggio animato del 2009 basato sul romanzo del celebre scrittore di racconti d’infanzia Roald DahlFurbo, il signor Volpe.

Per la creazione di questo capolavoro, Anderson s’è avvalso di diverse tecniche d’animazione insegnategli da grandi esperti del settore (tra i quali, coloro che collaborarono attivamente alla produzione de “La sposa cadavere” di Tim
Burton – opera d’animazione realizzata in modo pressoché invidiabile dalle altre case produttrici del genere), in primis la tecnica del passo uno, altresì detta stop-motion.

La pellicola è stata presentata alla 27esima edizione del Torino Film Festival nella sezione “Festa mobile – Figure nel paesaggio” nel novembre 2009, per poi esser distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 16 aprile 2010.

Benché non abbia avuto l’onore di conquistare l’Oscar per il Miglior film d’animazione nel 2010 e, nello stesso anno, il Golden Globe (arrivando, comunque, in entrambi i premi fra i candidati), l’anno precedente ha ottenuto diversi riconoscimenti, fra cui il Satellite Awards per il Miglior film d’animazione, il New York Film Critics Circle Awards per lo stesso motivo ed il San Francisco Film Awards per la Miglior sceneggiatura non originale (firmata da Anderson stesso e Noah Baumbach, suo collaboratore); nel 2010 ha vinto il National Society of Film Critics Awards per la Miglior scenografia. Inoltre, nel 2009 George Clooney (doppiatore del protagonista) vinse il premio che fu assegnato nello stesso anno al film stesso per il Miglior film d’animazione a New York.

Un gioiello assolutamente consigliato, per via dell’animazione realizzata in modo stupefacente, la regia andersoniana a dir poco incantevole, una sceneggiatura che ben incalza il ritmo del favoloso romanzo di Dahl e un doppiaggio strepitoso, che ha saputo ben alimentare lo spirito già vivo della pellicola.

Questo è uno dei gioielli moderni d’animazione da consigliare a chi crede che l’animazione sia un genere cinematografico destinato unicamente ai piccini ed incapace di comunicare messaggi seri (e qui dovrebbe aprirsi una lunghissima parentesi, fatta di titoli e spiegazioni, ma questa, dopotutto, è un’altra storia…).