Non ti faccio niente, vittime e carnefici non son mai stati così vicini!

Ci sono fasi nella nostra vita che rimangono come un imprinting, possono passare gli anni ma certi ricordi te le porti dietro e rimangono lì, in attesa che qualcosa li faccia riemergere. Funziona anche con certe frasi, specialmente quelle minacce ‘educative’ che ci siamo sentiti dire tutti da bambini. Fai il bravo o chiamo l’uomo nero è stato uno dei cavalli di battaglia di mia madre, che ora mi pare risibile ma all’epoca aveva il suo effetto. Sono passati gli anni, e come altre, questa frase si è presa uno spazio della mia memoria, quieto e tranquillo. Fino a che non mi è capito tra le mani Non ti faccio niente, il libro di Paola Barbato edito da Piemme.

Paola Barbato sa come raccontare storie, lo ha dimostrato non solo come scrittrice, ma anche come creatrice di sceneggiature per il mondo dei fumetti, in particolare per Dylan Dog (curioso che questo mese Dyd affronti l’Uomo Nero proprio in una sua storia).

Non ti faccio niente ha però un qualcosa di magnetico, forse perché parla in modo onesto di quotidianità, mescolata con il contesto thriller.

La dinamica vincente in questo romanzo è una: confondere il confine tra giusto e sbagliato. Un’azione sbagliata può essere anche giusta, se fatta con buone intenzioni? Sembra una domanda da poco, ma il fulcro di Non ti faccio niente è questo, il saper rispondere a questo interrogativo.

Un misterioso uomo rapisce bambini che rischiavano di perdersi, vittime di ambienti familiari complessi, in cui la loro infanzia rischiava di tramutarsi in un peso che li avrebbe condizionati per la vita. Questo rapitore è il loro salvatore, si presenta loro nel ruolo e agisce come il paventato Uomo Nero, ma dona alle sue vittime quell’attimo di gioia inattesa, tre giorni di serenità. E una maggior consapevolezza alle loro famiglie, che toccate dall’insolita tragedia sembrano mutare il loro atteggiamento. Il misterioso benefattore improvvisamente sparisce, lasciando sulla sua scia solo un indizio: delle paperelle gialle.

Dopo trent’anni, tornano le paperelle, ricominciano i rapimenti. Ma se un tempo la conclusione era a lieto fine, ora siamo di fronte alla tragedia. Questa nuova serie di sequestri lampo colpisce i figli dei rapiti di allora, ma non rende alle famiglie che i cadaveri dei piccoli. Il misterioso rapitore è tornato per dare vita ad un macabro scherzo del destino? O c’è dell’altro dietro questa storia?

Non ti faccio niente funziona perché la Barbato sa come inserire questa sua trama all’interno di contesti tremendamente reali. Dalla sua ha l’esperienza diretta di madre tre bambine, quindi sa come vive un genitore certi attimi di angoscia o quanto certe dinamiche familiari spesso condizionano le azioni dei genitori. Nel suo ritrarre le famiglie coinvolte nei rapimenti vengono inseriti momenti di quotidianità, quell’attimo di distrazione apparentemente innocuo che può aprire all’incubo.

Il modo in cui Paola Barbato cura la psicologia dei suoi personaggi è incredibile. Per farlo, si limita a descrivere le situazioni con naturalezza, lascia parlare i suoi protagonisti con un lessico quotidiano, spontaneo. Per tutto il libro il lettore si sente parte di questa vicenda non solo per il perfetto ritmo con cui si dipana la trama, ma perché la scrittura è scorrevole, colloquiale, sembra di sentire un amico che ci racconta un episodio della propria vita.

Il misterioso rapitore degli anni ’80 ci viene lentamente presentato, veniamo guidati dall’autrice all’interno della sua vita attuale, diveniamo parte del suo mondo scoprendo le motivazioni delle sue azioni, ma vedendo anche come conviva con le conseguenze del suo operato.

Personalmente, ho apprezzato in modo viscerale la parte finale di Non ti faccio niente. Una volta messi insieme tutti i pezzi, dopo aver seguito le vicende di tutti i personaggi e il loro passato, si ottiene un mosaico di vite spezzate in cui solitudine e perdita, rimorso e bisogno di trovare un colpevole danno al lettore una visione chiara degli eventi e ci dimostra come spesso vittima e carnefice possano scambiarsi i ruoli senza nemmeno capirlo.

Da sempre apprezzo una caratteristica di Paola Barbato, il suo riuscire a creare dei personaggi femminili particolarmente efficaci, tenaci. Nives, Bianca e Olga sono tre pilastri fondamentali di questo eccezionale romanzo, la loro combinazione di fragilità e tenacia è appassionante, veritiera. Come il resto del romanzo.

Speranza, rimpianto, rimorso, rabbia, amore e vendetta si mescolano a solitudine e gratitudine in un turbinio di emozioni che spingono ad una lettura serrata, ci legano a questo libro dalla prima all’ultima pagina. Ed il finale è incredibilmente cinematografico, sia per l’evento in sé che per il modo in cui viene descritto.

Leggere Non ti faccio niente è un’esperienza intensa, appassionante e a tratti anche fonte di ansia e di inquietudine, di quelle che ci possono cogliere anche in un momento qualunque della nostra giornata. E cosa possiamo chiedere di meglio ad un thriller?